mercoledì, novembre 22, 2006

Gli ospedali italiani


Questa mattina, in prima pagina, Tgcom propone questo articolo:
Ospedali pieni, muore d'infarto
Palermo, sette ore di agonia per 64enne

E' morto d'infarto dopo una ricerca disperata e inutile di un posto nei reparti di rianimazione di Palermo. Non c'è stato nulla da fare per Antonino Buscemi, pensionato di 64 anni, protagonista di un'odissea di sette ore per gli ospedali cittadini, tutti pieni. La vita dell'uomo si è spenta su un'ambulanza in viaggio verso il Sant'Antonio Abate di Trapani. I familiari hanno presentato un esposto ai carabinieri.
I familiari dell'uomo hanno raccontato che giovedì mattina l'uomo aveva avvertito dei forti dolori al petto. Immediata l'allerta al 118 e il trasporto al Buccheri La Ferla di Palermo dove gli vengono prestate le prime cure e viene deciso il trasferimento all'ospedale Civico in respirazione assistita. All'arrivo nel nosocomio, i medici effettuano d'urgenza un intervento di angioplastica.
Ma - e qui comincia il dramma - non c'è posto in rianimazione, né al Civico ne' negli altri ospedali della capoluogo siciliano, come raccontano i parenti di Antonino Buscemi. Inizia la corsa verso Trapani, dove era disponibile un posto letto. Troppo tardi e troppo lontano. Alle 17 l'uomo muore per un arresto cardiaco. (tratto da
Tgcom).
Dopo aver letto tutto ciò porsi qualche domanda è più che lecito. Pensare che un uomo, un sessantenne (mio padre ha un anno in meno di questo signore, per capirci), sia morto per la mancanza di un letto è allucinante. Sottolineo che ques'uomo era stato colpito da un infarto, problema piuttosto grave, non credete???
C'è veramente da chiedersi se sia più pericolosa un'ipotetica malattia o l'ospedale dove ci si ricovera. Io, dopo averlo letto di questo ed altri casi, sto pericolosamente propendendo per la seconda ipotesi.
Il problema della sanità coinvolge l'intero paese . Spesso i casi che fanno notizia sono al sud, ma questo non è indice di una migliore condizione al nord.
Semplicemente sui mezzi di comunicazione si sceglie di dar rilevanza a ciò che fa notizia e un caso di malasanità al sud ha un'impatto diverso sull'opinione pubblica che un caso analogo al nord.
Tutti dicono che bisogna fare qualcosa, ma nessuno alla fine si muove. Sui giornali si dà sempre grande rilevanza al caso del giorno che dopo poche ore finisce nel classico dimenticatoio.
Finchè l'opinione pubblica assorbirà "passivamente" queste notizie non credo che la situazione potrà cambiare. Solo una grande mobilitazione potrebbe riuscire a dare la necessaria importanza, mediatica e non, a questo "cacro" che ormai infetta il paese.

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