giovedì, giugno 08, 2006

Tutto il mondo è paese 2...non c'è limite al peggio

Qualche settima fa avevo mostrato un video piuttosto interessante sui rapporti che intercorrevano fra due importanti esponenti politici della Repubblica Ceca. Avevo intitolato quel post "Tutto il mondo è paese" richiamando alla memoria le varie risse che hanno allegramente animato il nostro parlamento in questi anni.
Ieri, ascoltando il telegiornale, ho sentito una notizia veramente interessante:
In Brasile centinaia di contadini senza terra hanno fatto irruzione nel Parlamento di Brasilia, devastando alcune parti dell’edificio con sassi e bastoni. Una protesta che riporta in primo piano, nel paese latino americano, il tema della riforma agraria. Almeno 26 i feriti, negli scontri fra i manifestanti e poliziotti, e 400 le persone arrestate, compreso Bruno Maranhao, leader del movimento contadino. Non è la prima volta che la protesta del movimento dei sem terra, che sostiene di rappresentare 4 milioni di famiglie di contadini brasiliani senza terra, raggiunge i palazzi del potere: nell’aprile dell’anno scorso era stato occupato il ministero delle Finanze. In difficoltà Inacio Lula da Silva: per i contadini che lo avevano eletto presidente nel 2003 non ha fatto abbastanza per la riforma agraria e la redistribuzione delle terre dei latifondisti. Apprezzamenti a Lula da Silva, invece, arrivano dai mercati finanziari internazionali: il governo ha annunciato che ricomprerà titoli del debito estero brasiliano per 4 miliardi di dollari, un segnale della volontà di abbassare sulle borse mondiali il fattore rischio-Brasile. (articolo tratto da www.rainews24.rai.it )




Il problema dei "senza terra" in Brasile è veramente grave. All'inizio del suo mandato il Presidente Luis Inácio Lula da Silva aveva promesso, nel Piano Nazionale di Riforma Agraria, di insediare 410000 famiglie prima della fine del suo mandato sulle terre dei latifondisti.
In Brasile, prima dell'arrivo del presidente, esistevano latifondi di 50000 ettari, alcuni dei quali condotti con il lavoro servile.
Dei 350000 ettari arabili che sono presenti sul territorio, i brasiliani ne coltivano solo 50000. 30000 sono in mano al gruppo di Roberto Rodrigues, all’agro-business, 20000 sono divisi in piccoli terreni, che forniscono il mercato interno. Non è molto difficile capire che questa situazione non era e non è assolutamente sostenibile.
La ristribuzione delle terre è un processo che va avanti, tra mlle difficoltà, dagli anni '80. Con Lula, almeno apparentemente, il problema è entrato a pieno titolo dell'agenda istituzionale. L’amministrazione ha ampliato l’accesso al credito per i piccoli agricoltori e per le loro famiglie. Il governo ha affermato di aver migliorato le condizioni per la loro permanenza nelle campagne, la vendita dei loro prodotti e la loro educazione. Ma i movimenti contadini giudicano il processo insufficiente e troppo lento, rispetto agli oltre quattro milioni di famiglie rurali senza terra in questo paese di oltre 184 milioni di abitanti.
Tutto questo ha portato allo scontro di mercoledì, sintomo di un disagio grave e potenzialmente esplosivo in seno a uno degli stati più grandi del mondo.
Pretendere che qualcuno faccia qualcosa per queste persone è giusto, ma nel nostro piccolo tutti possiamo e dobbiamo collaborare anche solo tenendo viva l'attenzione su questo problema che afflige moltissime aree del nostro pianeta.
A presto
Gala


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