giovedì, aprile 27, 2006

Nassyria e i media


Per una strana casualità del destino ero su internet quando, pochi minuti dopo le 8, l'Ansa ha dato notizia dell'attentato che ha colpito i nostri soldati in Iraq.
Al dolore per un fatto così atroce si è aggiunto altro con il passare dei minuti.
Durante le 2 ore in cui ho seguito la notizia ho visto un qualcosa di molto somigliante ad un gioco al massacro.
Ogni volta che pigiavo il tasto f5 sulla mia tastiera il numero dei morti cambiava: 4... aggiorna, 3....aggiorna, 2...aggiorna, ancora 3. Un susseguirsi di cifre che sembravano quasi buttate lì, come se fossero semplicemente numeri.
Ancora più incredibile, poi, il modo in cui le agenzie e le testate on-line "spettacolarizzavano" la notizia attraverso l'uso morboso dei nomi. Cosa cambi alla gravità del fatto la nostra conoscenza del nome della moglie di una delle vittime?? Cosa cambia il fatto che una delle vittime sia nata al sud al posto che al nord??
Ovviamente non si può non pensare che il giornalismo su internet sia legato alla velocità e alla spettacolarità e che la legge "se non lo dico io fra un minuto lo dice qualcun altro" sia appunto una legge. I giornali devono sopravvivere in una giungla fatta di frenesia e posso quindi comprendere (e solo quello, intendiamoci) il loro comportamento.
Ma oggi ho avuto una nostalgia infernale, da brava romantica quale sono, di quel giornalismo che voleva raccontare la notizia avendo la certezza che fosse una verità.
O almeno che non fosse una bugia.


Gala

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